Momenti di trascurabile infelicità – Francesco Piccolo

Ancora una volta Piccolo stupisce con la sua prosa fresca ed il suo linguaggio familiare, che fa vibrare le corde di emozioni e memorie condivise.

Momenti di trascurabile infelicità è il terzo libro che leggo di questo autore campano, trapiantato a Roma, ma le cui origini traspaiono nel taglio dei racconti, nei temi, dagli aneddoti.

Momenti di trascurabile felicità è una summa di scritti, di note, di riflessioni buffe e anche profonde, che con il loro taglio gioviale vogliono dirci anche altro.

È un libro godibilissimo, da leggere per sorridere e, perché no, anche un po’ riflettere e ricordare, lasciarsi andare.

Una piacevole compagnia, che mi sto godendo in queste giornate di fine estate, con il sorriso sulle labbra.

Non l’ho ancora finito, queste sono le impressioni in “corsa”, e questo il passaggio che ne ha condensate gran parte, con la sua aura di viaggio, giovinezza, leggerezza e contemporanea profondità.

Il passaggio con cui vi lascio e torno alla mia lettura, o forse semplicemente, decido di lasciarmi cullare da sogni, suggestioni e memorie, nel placido abbraccio di questa notte di settembre.

” Salimmo sulla nave, io e i miei quattro amici, e ci sembrò piccola. Da Napoli doveva fermarsi a Trapani, e poi andare a Tunisi. Perché non avevamo preso un aereo, non me lo ricordo più. Credo avessimo risparmiato molto, credo ci piacesse pensare che avevamo pochissimi soldi e dovevamo soffrire. E poi la nave: il ponte dove dormire nel sacco a pelo, il porto che si allontana e si avvicina, l’alba e il tramonto. Gli incontri. Se uno viaggia per nave è come se tornasse a un viaggio antico, lentissimo, in cui la distanza tra Napoli e Tunisi l’hai messa davvero tutta intera. Ne hai la misura.

Momenti di trascurabile infelicità – Francesco Piccolo.”

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Un passaggio sulla sabbia e sulla polvere.

Immagino la Los Angeles degli anni ’30, rivedo la Los Angeles di oggi che si estende all’infinito, sonnacchiosa e brulicante di vita, rilassata, vicina e distante. E la sabbia, un vortice di sabbia che schernisce le mie gambe, la sabbia col suo profumo, la sabbia che calpesto, la sabbia che respiro. 
“La notte era calda. Il vento aveva sollevato la sabbia del deserto Mojave, portandola fino in città. Non potevo toccare niente senza che minuscoli granelli scuri mi restassero attaccati alle dita e, quando tornai a casa, scoprii che il meccanismo della mia macchina da scrivere nuova era incrostato di sabbia. La sabbia mi era entrata nelle orecchie e nei capelli. Quando mi spogliai, si depositò per terra ricoprendo di un velo il pavimento. Era riuscita a infilarsi persino tra le lenzuola.”
Chiedi alla polvere – John Fante.

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Un bel libro per il Natale

Cosa fare a Natale? Come sempre mi ero ripromessa di dedicarmi a mille cose, tutte quelle che non si riescono a fare in 365 giorni! Ogni anno ci ricasco, ed è bello così, va bene così, va bene partire con l’auto piena di bagagli, la macchina fotografica, i libri, l’iPad… e quasi quasi ci ficco anche la chitarra, perché sì, questo Natale voglio anche strimpellare!

Beh tutto non l’ho fatto… confesso! Ora sto per ripartire, per tornare a Milano, nel tran tran quotidiano da maratoneti… ma prima mi voglio soffermare ancora un attimo su queste vacanze che stanno scivolando via, parlandovi di una piacevole scoperta: un libro in cui mi sono imbattuta per caso.

Cercavo, come da tradizione, un lettura che mi facesse immergere ancora di più nell’atmosfera natalizia, un libro di favole, un libro per adulti o un libro per bambini o perché no, per entrambi…

Girovagando – è proprio il caso di dirlo – la mia attenzione è stata attirata da “I fratelli Kristmas“, di Giacomo Papi.

“I fratelli Kristmas. Un racconto di Natale” – Giacomo Papi

Non conoscevo l’autore, ma la storia sembrava fare al caso mio… volevo qualcosa di caldo, rilassante e fantasioso. E l’ho trovato. Ma ho trovato anche qualcosa in più, un romanzo delicato e sognante, allegro e avventuroso. Un racconto in grado di affascinare ed incuriosire i bambini, di aiutarli a sviluppare il loro senso critico, facendo da ponte tra eventi storici, correnti di pensiero e situazioni reali, che fanno parte della nostra quotidianità. Una storia per adulti, che possono tuffarsi nella magia dei sogni e riflettere su un mondo migliore.
I protagonisti sono emblemi della società moderna, della sua parte materialista e di quella idealista. Personaggi fiabeschi con pregi e difetti, umane debolezze ed umane emozioni, astuzia e purezza, bontà e cattiveria. 

Il cattivo per eccellenza è incarnato da un magnate dell’industria, freddo e calcolatore, che ha già fatto della Grecia un enorme parco giochi ed è intenzionato ad impossessarsi del Natale e vendere armi poi non così tanto giocattolo, portando all’estremo le differenze tra i ricchi ed i poveri… e che passa tutto il suo tempo a correre: in strada, sul tapis roulant, all’interno del suo mega elicottero… sempre sul “pezzo”, sempre aggressivo, sempre “vincente”.

Dall’altra parte troviamo un Babbo Natale ammalato, Nicklas Kristmas, che proprio quel Natale non può consegnare i regali e si vede costretto a chiedere aiuto al fratello minore, Luciano Kristmas. Ma Luciano è un uguagliatore, uno degli ultimi rimasti…

Luciano non rispetta la volontà del fratello e decide di “redistribuire” i regali in maniera equa tra tutti i bambini del mondo, tra ricchi, poveri, anche a chi è tanto povero che una lettera non l’ha nemmeno scritta… dando attimi di gioia a chi già sa che avrà una vita difficile, non facendo alcuna distinzione, non solo di ceto sociale, ma neppure di razza o religione. In questo suo compito è affiancato da un nano picchiatore e da due bambini che ha salvato dalle Valchirie (eh no! Non posso dirvi tutto… per questo c’è il libro) e che difronte al corpo imbalsamato di Mao Tse-tung, si chiedono perché un uguagliatore come lui ha un mausoleo ed è stato imbalsamato – dandosi come risposta “forse si riteneva più uguale degli altri”…

Credo di aver detto abbastanza, spero di avervi incuriosito… si sarà capito, a me il libro è piaciuto molto, è stato un caro compagno e l’ho finito in soli 3 giorni… dedicato a chi vuole rilassarsi con una lettura leggera, un romanzo delicato ed intelligente, a chi cerca compagnia per i propri pensieri, a chi vuol raccontare ai propri bambini una bella storia sul Natale!

A presto!

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Pensieri

Un bel po’ di tempo è passato dal mio ultimo post… sono stata trascinata via da impegni e dalla difficoltà di trovare il tempo necessario per scrivere, per pensare, per respirare. Può sembrare esagerato, ma attenzione, è espresso semplicemente in termini emotivi, forti, senza filtro, così come arrivano dalla mia pancia. In un mondo dove tutto è scandito da precise regole, dalla costruzione di una propria immagine che corrisponde ai canoni della società, a quello che può fare parlare di sé, nel bene e nel male, un mondo dove si diventa dei marchi viventi. Ecco, io tutto questo non voglio esserlo, neppure per un solo lettore, ma soprattutto non voglio esserlo per me stessa, per ciò in cui credo, per come sono cresciuta.

Non so quanto scriverò, non so se scriverò, non so cosa scriverò, ma di sicuro lo farò seguendo l’istinto, le mie ispirazioni, senza filtri né “visioni” costruite a tavolino.

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Chissà cosa proverò nel rivederti dopo tanti anni… Roma!

Mentre scrivo questo post sono nella metro in direzione Ottaviano, per la precisione piazza del Risorgimento. Dopo ben 6 anni mi sono decisa a ritornare a Roma! In questi ultimi giorni mi sono chiesta quale sarebbe stata la mia reazione nel rivederla… Sono mancata per tanti anni.

Roma è stata ed è una città che ho amato visceralmente, che ho sognato e bramato fin dall’adolescenza, quando appena avevo da parte dei risparmi salivo sul primo treno per immergermi nelle sue meraviglie, nella sua maestosità, travolta dal fluire del tempo, incantata dalla storia che ti tocca e dai suoi fantasmi che sembravano essere più reali del reale.

Roma è stata la città di cui non ho voluto più cogliere l’abbraccio, la città dalla quale sono fuggita, senza mai viverla davvero. Tutte le emozioni che mi dava, il cuore che mi sobbalzava in petto, si sono scontrati, negli anni dal 2004 al 2009, con un degrado che vedevo crescere e con uno splendore che diventava sempre più crepuscolare. Con il caos e la difficoltà di viverla in maniera semplice, enorme octopus dai mille tentacoli, i suoi quartieri, città nella città, tutti con una vita a se stante… Il gra a racchiudere il tutto come in una corda troppo stretta… 

Ho messo tempo e distanza tra me e Roma, e finalmente sono pronta a tornare, a riscoprirla nel suo splendore e ad apprezzarne anche i contrasti, che forse la rendono più viva che mai…

Ho lasciato la metropolitana… 

Ed il cuore ha ripreso a sobbalzare nel mio petto ed il fiato a mancarmi, prima all’arrivo in stazione Termini, poi sotto le mura di Città del Vaticano, percorrendo le strade intrise di storia ammirandone edifici ed architetture… Ed ora verso piazza del Popolo!

  
E voi? Avete avuto o vivete un duplice rapporto con la città eterna? 

Let’s keep in touch!

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Las Vegas, dove tutto ha inizio.

Tante cose sono state dette e scritte su Las Vegas: Sin City, enorme parco giochi nel deserto, luogo di perdizione… Beh, dal mio punto di vista sono insieme tutte vere e tutte false. Se è vero che nella vita nulla è completamente bianco o nero, ma quel che predomina sono i toni di grigio, credo che lo stesso valga per “Vegas”, città in cui, più di ogni altra, alle sfumature di grigio si sovrappongono le mille luci e i mille colori della vita cittadina. 

Vista del Ceasar Palace e della Strip.

Agli sfavillanti casinò che dominano la Strip, si alternano quartieri con bellissime ville ed altri visibilmente più degradati. Per molte famiglie la fonte di sostentamento è a tuttora l’indotto legato al turismo. 

Ma Las Vegas oggi non è soltanto la capitale del gioco d’azzardo, è anche un importante centro culturale in cui ogni anno si tengono concerti, spettacoli teatrali ed eventi di raccolta fondi, come il recente Mylan WTT Smash Hits al Ceasar Palace. 

Cerchiamo insieme di capire quando e come questa “storia” ha inizio.

Forse non tutti sanno che Las Vegas è nata come semplice snodo ferroviario del “Silver Stare” ai primi del ‘900. La maggior parte della popolazione era costituita da persone di passaggio. La città iniziò a cambiare agli albori degli anni ’30 quando l’inizio dei lavori per la costruzione della diga Hoover, a circa 50 km dalla città, attirò manodopera in cerca di lavoro. Nel frattempo, nel 1931, lo stato del Nevada legalizzò il gioco d’azzardo. Stando alla “leggenda” le prime sale da gioco e i primi teatri furono costruiti per gli operai che affollavano la zona e che in genere non avevano la famiglia al seguito.

Non passò molto tempo prima che Las Vegas attirasse l’attenzione della criminalità organizzata, all’epoca molto radicata negli Stati Uniti. Accanto ai primi casinò di Freemont Street, nel 1946 Bugsy Siegel, un gangster affiliato alla mafia newyorkese e con forti interessi a Los Angeles, in California, inaugurò lo storico Flamingo, primo hotel e casinò di concezione moderna ed ancora oggi attivo. Tra gli ospiti di quell’inaugurazione alcuni volti che hanno fatto la storia di Hollywood: Lana Turner, Clark Gable, Judy Garland, Joan Crawford…

Bugsy Siegel, l’immagine che lo ritrae è bizzarramente posizionata all’ingresso delle restroom del Flamingo.

Al Flamingo fecero seguito altri hotel e casinò: a dispetto delle ben note collusioni con la malavita, il flusso di turisti continuò ad aumentare, mentre al gioco d’azzardo si affiancarono spettacoli di star dell’epoca tra cui Frank Sinatra e Dean Martin. 
 

Una tipica serata al Flamingo Hotel.

 

Oggi Las Vegas continua a brulicare di vita e lungo la Strip si sondano casinò ed alberghi conosciuti in tutto il mondo e che vale la pena visitare perché unici nel loro genere. Dal maestoso Venetian, al confusionario Ceasar Palace, allo storico Flamingo passando per New York New York ed il Mirage… ma per questo vi dò appuntamento al prossimo post.

E voi? Siete mai stati a Las Vegas? Cosa ne pensate?

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Piccole anticipazioni sull’estate appena trascorsa.

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Monument Valley – Utah

Un’immagine val ben più di mille parole. Ci si aspetta che gestendo un blog io debba voler condividere fiumi e fiumi di parole, racconti più o meno personali. Non sono quel tipo di persona! Le sensazioni che un posto, un viaggio, ci hanno dato, sono personali, le mie come le vostre. E allora vi chiederete “cosa ci stai a fare qui?” Son qui per provare a fare un viaggio, un viaggio attraverso me stessa, attraverso quello che ho visto. Son qui per far viaggiare anche voi, attraverso i miei scatti e quello che spero vi trasmettano. Sono qui per raccogliere le vostre impressioni sui viaggi che avete fatto e che state intraprendendo, per ricevere e dare consigli su questo magnifico pianeta terra, cercando sempre di ricordare, in ogni stante, quanta bellezza e quanta “ricchezza” ci circondano.

Chiudo il post del mio ritorno con delle foto scattate questa estate.

Ecco a voi la Monument Valley – dedicato a coloro che esplorano, nei viaggi come nella vita.

A presto per un articolo di  approfondimento, promesso.

  

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